Ad esempio, neurobiologi danesi hanno esaminato l’attività cerebrale di praticanti di Yoga Nidra utilizzando la PET (tomografia a emissione di positroni). Hanno scoperto un aumento della dopamina, un neurotrasmettitore associato alla gratificazione e alla felicità. La meditazione, quindi, non solo rilassa, ma attiva anche i circuiti della gioia, che sono gli stessi stimolati da esperienze piacevoli o da sostanze come le anfetamine e la cocaina.
Numerosi studi elettrofisiologici e neuroendocrinologici confermano che la meditazione regola efficacemente il sistema dello stress. Riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e di noradrenalina, mentre aumenta la produzione di melatonina, serotonina e testosterone. La melatonina è essenziale per sincronizzare i ritmi biologici e migliorare il sonno, mentre la serotonina regola l’umore e il benessere. Il testosterone, sebbene noto come ormone maschile, è importante anche per le donne, soprattutto in menopausa, poiché funge da riserva di estrogeni.
Oltre a questi benefici neuroendocrini, la meditazione induce un rilassamento profondo che non diminuisce l’attenzione, ma anzi la incrementa. Migliora la comunicazione tra gli emisferi cerebrali, aumentando la capacità di adattamento e di risposta agli stimoli. Questi effetti sono stati osservati anche in contesti clinici, dove la meditazione viene utilizzata come parte del trattamento per la depressione. I pazienti che integrano la meditazione nel loro regime terapeutico mostrano meno recidive rispetto a quelli che non lo fanno.